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UNA NUOVA VISIONE, IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

15 ago
Tempo di lettura: 5 min

di REDAZIONE 15 agosto 2026



Ormai, dopo mesi dalla certificata sconfitta del “SI” sarebbe utile provare a immaginare quali passi sarebbe utile che il centrodestra facesse per continuare a governare e dare slancio al Paese in una auspicata continuità di legislatura.

 È chiaro che non tutto va bene e a peggiorare le cose ci si è messa la guerra in Medioriente.

Per avere un quadro politico chiaro è indispensabile analizzare la sconfitta del Referendum sulla Giustizia.

Partiamo dai numeri: si è arrivati al 46% di SI e 54% di NO; riflettendo su questi dati parrebbe che il quarantasei percento si avvicini grossomodo alla percentuale attesa (punto più, punto meno) della coalizione di centrodestra alle prossime elezioni considerando, però, l’accorgimento che le maggiori defezioni dei partiti di governo (circa l’11% FDI e l’8% di FI,) ci sia una buona parte dei liberali (Marattin e Calenda) e dei liberi cittadini non schierati.

Bisogna considerare anche un’importante dato, secondo YOUTREND il 61% delle persone (verosimilmente ragazzi) che ha votato per il NO lo ha fatto perché voleva essere “protettore della Costituzione”.

Da questa premessa e prima di addentrarci in questioni economiche si ha subito la percezione che c’è qualcosa che non va a livello comunicativo sia nel centro destra sia nel primo partito del Governo Meloni.

Il 61% dei “giovani” si è mobilitato per “proteggere” la Costituzione; lo ha fatto perché i promotori del NO sono riusciti a usare come megafoni, per il loro scopo, (la Costituzione e la libertà sono in pericolo, mobilitiamoci) attori, influencer, cantanti e altri personaggi che arrivano, facilmente, a tutti quelli che non si informano da canali ufficiali e sicuramente non hanno valutato nel merito la riforma; altrimenti avrebbero votato SI.

Dal canto nostro, sostenitori della riforma, si è sicuramente entrati nel merito e lo si è fatto con professionisti e gente del settore con una certa preparazione come Magistrati, Giudici e Avvocati; ma lo si è fatto nelle sale degli Hotel e il pubblico, quasi sempre, era chi già sapeva cosa votare. Ci si è guardati bene di battere le piazze. Emblematiche sono state le telefonate di dirigenti di partiti del centrodestra che per fare bella figura con i “leader” nazionali invitavano i dirigenti minori a portare dieci persone ciascuno agli incontri. E il popolo?

Con le dovute proporzioni ciò ricorda un po' quello che Cuoco scrisse sulla rivoluzione Francese che non attecchì in Itaia: “la rivoluzione era rimasta e non poteva che rimanere l’iniziativa asfittica di una esigua minoranza isolata dalla massa, con cui non poteva avere contatti.

Forse ci siamo un po' imborghesiti, perché certamente non si può pensare che qualche gazebo domenicale o una passeggiata al mercato a dare volantini possa raccogliere un grande consenso. Sarebbe stato opportuno organizzare comizi (come si faceva fino a qualche decennio fa) tra la gente e per la gente. Anacronistico per l’era digitale? Forse, probabilmente, no! Sicuramente anacronistico per il sistema politico italiano imbottigliato nei palazzi.

Proviamo a vedere, adesso, la questione economica.

Va dato grande merito al Presidente Giorgia Meloni di aver ridato stabilità finanziaria al nostro Paese, ciò pone la Nazione nuovamente all’interno di quei paesi che contano in Europa; ma ci si è un po' persi a livello interno perché non ci si vuol intestare azioni coraggiose contro interessi di piccole – e meno piccole - lobby che oggi davvero sono anacronistiche, ci si è un po' persi per colpa della linea europea che è ovviamente miope.

Occorrerebbe gettare le basi per liberalizzare (e di concerto pensare anche a delle serie  privatizzazioni, non quelle all’Italia che privatizzano gli utili e socializzano le perdite) dei mercati che continuano a essere oligopoli; si stima che intervenire sui principali mercati aumenterebbe la crescita dal 3% all’8%.

Importante e non più procrastinabile sarebbe riprendere in mano ciò che aveva cominciato Carlo Cottarelli, ricordiamoci che tagliare non è di sinistra, una seria ed oculata revisione della spesa, apportando quei tagli strutturali che consentirebbero anche uno sgravio delle tasse a chi investe e produce. E’ vero che qui si comincerebbe a disquisire, poi, di sondaggi e non più di politica economica ma a votare poi andrebbero le stesse persone alla quale bisognerà spiegare che i tagli sono necessari perché si cominci a non far partire più i loro figli verso le capitali europee più efficienti della nostra. Altrettanto improcrastinabile è seriamente tagliare le leggi che tartassano il nostro Paese e contemporaneamente continuare a martellare in Europa affinché stupide ideologie non producano quotidianamente aberranti direttive che poi recepite producono nuove leggi che imbavagliano le imprese e l’economia.

L’azione del Ministro Urso, che si sta impegnando in maniera eccellente, sul caso ILVA  - tanto per citarne uno – sarebbe già stata decisiva senza l’azione di leggi che bloccano l’altoforno e quindi la produttività e quindi la stabilità degli operai e delle loro famiglie e naturalmente, in parte,  l’intera economia nazionale.


Sicuramente un altro settore nella quale bisogna fare un po' di chiarezza, un po' di ordine, un po' di taglio di leggi e regolamenti inutili è il settore dell’edilizia privata. Ovvero, bisogna lasciare che i privati abbiano la possibilità di godere appieno delle loro proprietà, soprattutto – e non esclusivamente – quando non si tratta di opere strutturali.

Certo guardando a cosa è successo a Milano non è un’azione che potrebbe realizzarsi nell’immediato ma sicuramente bisognerebbe ri-cominciare a considerare di intraprendere delle azioni serie sotto questo aspetto.

Secondo la Banca d’Italia gli italiani possiedono 1.603 miliardi di euro di “contante puro”, se provassimo a immaginare leggi italiane  più permissive e meno incentrate sul fomentare l’odio sociale allora probabilmente di questa montagna di denaro si potrebbe metterne in circolo un bel po'.

Alcuni studi ipotizzano che si metterebbero in circolo circa 300 miliardi di euro di capitali privati (e quindi non di debito fatto dallo Stato, anzi nelle casse statali entrerebbero tasse) che aiuterebbero l’economia a crescere: operai, ingegneri, architetti e tante altre figure che avrebbero la possibilità di lavorare sul territorio; tutto ciò spingerebbe un piccolo indotto.

Cosa sarebbe necessario per realizzare tutto ciò? Semplicemente un po' di coraggio, il coraggio di capire che non possiamo continuare ad essere il Paese che pur di accontentare tutti non soddisfa nessuno, quindi innanzitutto dobbiamo purificarci dall’odio che abbiamo verso coloro che hanno l’intraprendenza, iniziativa, coraggio e soldi e che fanno impresa e che producono. Questo cambio di tendenza deve avvenire attraverso l’azione dello Stato.

 Un altro aspetto importante da capire in Italia (e qualche mese fa Salvini ha avuto il coraggio di dirlo a Giuli) è che preservare i beni culturali non significa necessariamente inibire gli investimenti di privati – certo ci sono dei limiti e devono essere chiari ma se ad esempio c’è un terreno dove potrebbe venirci un hotel che porterebbe benessere economico non si può dire no a priori solo perché qualche migliaio di anni fa qualcuno c’ha vissuto e ovviamente non possiamo non tenere conto di questo e allora come dicevano i nostri padri in medio stat virtus: costruiamo l’hotel e facciamo ugualmente attenzione a preservare l’ambiente attraverso una supervisione storica-archeologica: in altre parole potenziamo l’archeologia preventiva in maniera efficiente, propositiva e permissiva, dobbiamo spronare le università a ricercare metodi costruttivi che ben si coniugano con l’archeologia e i beni culturali. Dobbiamo dire ai sindacati che le loro azioni senza lavoratori che sono tali perché qualcuno decide di fare impresa sono solo azioni folkloristiche.

C’è tanto altro sulla quale  si potrebbe interveire senza intervenire – scusate il gico di parole – ma non possiamo fare tutto in questo articolo, quindi:

To be continued …

 
 
 

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